Mal di quorum

Il quorum non è stato raggiunto è il referedum è fallito.
Il primo dato racconta in maniera cronicistica il lungo declino dello strumento referendario, inadatto in un mondo contemporaneo in cui non si dibatte, ma si affronta tutto in maniera emozionale e con risposte in scia a questo sentimento. Le questioni proposte sono molte volte falsate e poste in chiave altra, diversa dal tema che si vorrebbe porre all’attenzione del cittadino: si trasforma il tutto in uno strumento che in quel momento deve essere usato contro il nemico di turno.
Anche questa volta il modello si è riproposto e riteniamo che il suo risultato sia positivo. Il cosiddetto referendum “No-Triv” era una plateale bugia nei confronti dei cittadini: inutile e la sua impostazione ideologica poneva l’argomento a suon di numeri e fatti falsi. Una manovra anti sviluppo, contro gli interessi italiani e che già nei suoi dettagli peggiori è stata inglobata dal Governo nella legge di Stabilità.
Il quorum è previsto nella Costituzione, è un’opzione possibile e almeno ci ha evitato di mettere la ciliegina su queste scelte. Il rispetto, comunque, è dovuto a chi si è espresso e che non ha reso totalmente inutile la spesa per la macchina organizzativa che non è solo monetaria: una fiducia alla democrazia che manifesta la totale malafede di chi la utilizza strumentalmente.
Arriviamo ora al dato politico vero e proprio. Il referendum ha un vincitore: Matteo Renzi, ancora. Cavalcando un moto pro astensione che si stava manifestando ha saputo intestarsi la battaglia. Tralasciando la sua corte sguaiata e affamata, ha saputo giocare la sfida mettendo al tappeto i tanti oppositori: il Governatore pugliese Emiliano (promotore del referendum) e la minoranza interna del Partito Democratico, il Movimento Cinque Stelle che ha trovato il suo ambiente ideologico, la compagine (mal)destra.
Proprio quest’ultima è stata plateale nella sua contraddizione. Al coro di un Sì falso e senza veri distinguo, ha utilizzato il referendum come strumento solo contro il Governo: come una sinistra lenta e perdente nell’apice berlusconiana tutta tesa ad abbattere, risultando abbattuta. Sconfessata una storia ideale passata e di destra: uno sguaiato unisono di poteri forti, lobby, presunti sentimenti ambientalisti. Un seguire minoranze urlanti: oltre ad essere senza idee sotterrano questa parte in un deserto che fatica ad essere attraversato. Un inno di Internazionale si sente ormai da queste parti. Il Movimento Cinque Stelle ha perso nel suo ambiente e da domani deve continuare a dimostrare cosa sia e cosa abbia da dire dopo la scomparsa di Casaleggio.
Questa armata Brancaleone non ha saputo mobilitare un numero sufficiente di persone, neanche caricando il tutto di un senso diverso e tutto politico.
Il prossimo referendum sarà a fine anno, confermativo della riforma costituzionale. Sarà senza quorum, ma nel mirino c’è sempre Matteo Renzi.
Ci sono infine gli italiani, ma quelli sono nel mirino tutti i giorni: nulla cambia.

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