La Via del ritorno

La Cina è la superpotenza economica e commerciale che negli ultimi dieci anni ha iniziato a creare il polo (economico e politico) che segnerà le prossime decadi. L’impatto geo-economico è evidente e inevitabile.
La sua economia è quasi raddoppiata dal 2009 e ora sfida gli Stati Uniti come più grande economia del mondo. La crescita cinese è stata uno stimolo mondiale, fornendo un grande e crescente mercato domestico e una fonte di investimenti diretti esteri ed esportazioni a basso costo.
Il 2015 e l’inizio del 2016, tuttavia, sono un momento di svolta in questo percorso. Le preoccupazioni sul suo ritmo di crescita, la composizione della sua economia e le sue capacità di elaborazione di politiche hanno portato ad un rapido cambiamento della percezione.
Discutibili previsioni di crescita del governo, movimenti valutari imprevedibili, forte calo di un mercato azionario in fieri e una risposta di politica economica instabile sono stati i principali indicatori di rischio globale partiti da Pechino.
La Cina è passata da essere “spillover taker” dell’Occidente a “spillover maker”.
È troppo presto per sapere come l’economia cinese si evolverà e quali saranno le conseguenze economiche internazionali della sua trasformazione.
L’economia cinese prevede di spostarsi sempre di più verso i servizi e il consumo interno: le altre economie che erano eccessivamente dipendenti dal “vecchio” modello di crescita cinese trovano difficoltà a modificare il proprio.
I recenti cali del mercato azionario cinese e le politiche monetarie messe in atto hanno dimostrato di avere effetti di contagio globali, con la pronta reazione degli investitori (a partire dagli USA) di fronte alle scelte adottate, con un RMB che ha continuato ad indebolirsi.
I partner commerciali regionali sono esposti a questi spillover monetari, con effetti sia diretti sia indiretti sulle loro economie.
I responsabili politici cinesi fino ad ora non hanno mai affrontato il loro ruolo di catalizzatore esterno per evitare disagi e rischi. Con un focus esplicito sui vantaggi nazionali delle decisioni politiche nei settori economici e finanziari, la realtà è che queste decisioni sono ormai di impatto globale: rappresentano un nuovo spazio, con risultati molto incerti e che hanno ancora bisogno di essere compresi, metabolizzati ed integrati dal processo decisionale della stessa Cina.
Quanqiu Zhili (“governance globale“) fa parte del programma dal presidente Xi Jinping per calcare la scena  mondiale. Storicamente la Cina ha mantenuto un certo grado di isolazionismo: ora inizia a negarlo per aumentare la propria influenza.
La forza economica cinese non gli ha permesso solo di accrescere la sua influenza, ma ha anche permesso a Pechino di iniziare la costruzione di istituzioni combinando e concentrando la sua forza economica verso obiettivi strategici e politici più ampi. Nessun aspetto è stato più evidente come nel campo degli investimenti internazionali, dove i suoi sforzi per mobilitare i fondi sono stati dirottati attraverso il canale ufficiale in progetti di sviluppo e infrastrutture tramite la Asian Investment Bank (la banca mondiale dei BRICS) e iniziative come “One Belt One Road“.
La Cina dovrebbe triplicare le sue attività nei prossimi cinque anni, raggiungendo 20 miliardi di dollari entro il 2020. Dovrebbe essere in grado di raggiungere i 3 miliardi di consumatori della classe media nelle regioni della Via della Seta entro il 2050, generando 2,5 miliardi di dollari di commercio tra i 65 paesi coinvolti (WEF 2016)
Queste politiche hanno impatti potenziali diretti per l’Europa. Le aziende europee sono di particolare interesse per gli investitori cinesi a causa del loro livello tecnologico, della loro capacità di innovazione, del loro know-how, della loro capacità di concentrazione, così come i marchi e l’accesso logistico al mercato EU.
L’Europa è una delle mete finali della China New Silk Road, iniziativa che si manifesta in massicci investimenti in settori in cui la Cina ha sviluppato una forte vantaggio comparato, ma in cui l’Europa ha anche forti interessi economici e strategici.
Queste nuove istituzioni hanno lo scopo di fornire una maggiore prevedibilità, trasparenza, responsabilità permettendo alla sovraccapacità cinese di essere distribuita a livello internazionale. Tuttavia, sia la scala sia la velocità di tali nuovi progetti, così come il potenziale contraccolpo sui paesi beneficiari (il vantaggio è inequivocabile nei confronti delle imprese e dei lavoratori cinesi), rendono questa strategia oggetto di scetticismo rispetto ai suoi esiti.
La Cina non può più sostenere di essere destinatario passivo delle scelte politiche fatte da altri. L’impatto delle politiche cinesi ora hanno ripercussioni a livello globale e la reazione del governo cinese rispetto al suo nuovo ruolo e le responsabilità che si assumerà, determineranno la direzione del suo futuro e la traiettoria della scena politica economica internazionale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *