Concorrenza (non) spedita

Il Gruppo Poste Italiane Spa si quota in Borsa.
Conglomerato che racchiude l’antico servizio universale di spedizione e consegna, bancario/finanziario, assicurativo, logistico, aereo (v. anche Alitalia), telecomunicazioni.
Il secondo e il terzo fanno la parte del leone (oltre il 70%) con fatturato e utili, contro il resto che è in perdita per business superati e sovvenzionati dallo Stato e quindi dal contribuente.
Sfugge alla concorrenza (Antitrust dove sei?) ed è la base del capitale del novello strumento strategico Cassa Depositi e Prestiti.
Lo Stato, azionista di assoluto controllo, lo quota per una parte inferiore del 40% (altro che privatizzazione, i privati non avranno mai il controllo) e alla fine ci guadagna alle spalle del cittadino che con le proprie tasse ne sussidia le perdite.
Discorso molto diverso in giro per l’Europa in cui i casi di Royal Mail o Deutsche Post devono insegnare come si fanno (e funzionano) le cose (vere privatizzazioni e liberalizzazioni).
La quotazione di PosteItaliane ci fa cadere negli errori e incubi degli anni Novanta: ci leccheremo le ferite tra pochi anni.

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